sabato 26 marzo 2011

FRUTTA 27 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!

Edgar Lee Master sussurra di ali forti prima d’aver conosciuto le montagne e poi di montagne senza la forza di ali giuste a scoprirle: il mondo del precariato, il nostro mondo, abita nei dettagli descritti da Lee Master.

Quante forti speranze vengono infrante dall’impossibilità di trovare lavoro?

Quanto lavoro è poi concesso, dopo moltissimi anni, a persone senza più voglia di scommettersi e senza altre opportunità da ricercare, scovare, evidenziare?

Talvolta mettersi alla prova diventa difficile e talvolta imbarazzante ed ancora, ad una certa età, il precario storico diventa d’improvviso giovane lavoratore ma con il peso degli anni che l’accompagna e le controversie che la vita più o meno gli ha dato.

Un Paese, il mio e lo stesso del 17 Marzo 2011, che non vuole crescere, che ha demolito il sistema culturale, che vende e negozia alla malavita gli ultimi brandelli sporchi di questo sistema fallimentare.

Oggi un po’ tutti noi siamo diventati tuttologici per essere di fatto nientologici: dall’archivistica, all’organizzazione di turni, dal docere per poi essere anche discenti e, anche oggi pomeriggio, riflettevo come ci siamo specializzati a far qualsiasi cosa quale ad esempio la manicure e affinità per evitare di pagare una professionista che avrebbe potuto avere così la propria sussistenza … dare e cedere e improvvisarsi nel lavoro, la specialità dei nostri tempi.

Lee Master parla di gioventù e vecchiaia e non di precari e di forza lavoro ma … si sa che sono faziosa e di sinistra … come non poter dire la mia sulla celebre poesia?

La mia forza di presunzione è straordinaria … il far tutto mi conduce anche a discutere su di un angolo poetico da cui non è possibile allontanarsi consapevolmente se con analisi strampalate come la mie.

Perdonatemi e non leggetemi.

La coperta è corta e … via con luoghi comuni: in Siria un altro territorio reclama sangue in luogo di libertà.

Tempi che ricorderemo come luoghi di persone senza casa ne opportunità di crescere ne dalla terra d’origine ne in quella dei giovani senza dimensione.

L’illusione d’un domani sempre più lontano.

Farrel parla uno scarso francese e ci siamo fermati a far due chiacchiere; sbarcato sullo scoglio epocale di questi giorni, sogna la Francia e vende collane e bracciali per poco.

Prova a racimolare quanto gli serve per quando lo verranno a prendere: lo porteranno forse in una città del nord Italia e dopo lì ad aspettare il suo destino

Nel suo disegno di futuro vedo gli stessi occhi della generazione italiana: in coda ma senza barcone.

Dimensione di dimensioni.

Come giudicarlo se condividiamo gli stessi sogni anche se diversi di pelle e di linguaggio?

Ascoltare in una terra del mancato ascolto, dove per accoglienza s’intende un cartone su di un molo a pancia vuota e senza igiene.

Paura e sgomento mi assalgono e tanti delle nostre generazioni racconteranno, con poche parole, la fuga d’ali giovani su montagne non scalate e poi su torri che non toccheranno.

Il bracciale l’ho preso: Farrel è un contributo per i tuoi sogni … di più non posso.

In bocca al lupo.

La poesia a cui mi riferivo era la seguente:

Quando ero giovane,

avevo ali forti e instancabili,

ma non conoscevo le montagne.

Quando fui vecchio,

conobbi le montagne,

ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione.

Il genio è saggezza e gioventù.

-- Edgar Lee Masters

giovedì 24 marzo 2011

FRUTTA 26 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!

… Singolare racconto sulla decomposizione da vivi … macabro solo il pensiero!!

Pensando a certi contesti e personaggi mi chiedo se non si siano già accorti che il loro corpo, e l’annesso armamento in dotazione, non sia di già in disfacimento … e da un pezzo!

Ok … niente politica per stasera.

Solo sana letteratura fresca di giornata … condivisa e convissuta … pronta e in uso da uno scrittore giovane e abbastanza originale – m’ha imbambolata per ben quindici minuti d’intenso rapporto letterario - un quarto d’ora di piacevole divagazione sullo Stato di decomposizione ben delineato da Marco Candida.

La storia è qui http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=284 e, leggerla o meno è un vostro interesse, anche se consiglierei di farlo.

L’osservazione a margine però mi scatta impaziente, s’agita e si rigira, si fonde alle mie mancate certezze: Scusa madecomposizione corporea preceduta da quella interiore o solo corpo che si sfalda sotto lo sguardo altro?

Ecco che mi sento un poco Minà … la sorella minore, quella dimenticata in collegio durante le feste o le riunioni familiari … sono una curiosa, che dire...

Comunque la verità è una realtà che non si può negare: il sistema ci logora, sfalda la nostra struttura societaria, ci mette a confronto con realtà antitetiche e dissidi crescenti … l’anima risale e si rivolta in un brodo primordiale di pessima fattura e il corpo va giù sulle montagne russe che si trova a sostenere.

Io e il mio tempo siamo misure con diversi parametri … la politica del mio Paese è un limite senza spiegazione … la decomposizione culturale gioca un ruolo chiave sullo sfaldamento delle anime e dei corpi che s'aprono come scatole di natale ma senza sorpresa e nemmeno sangue…

Mi viene il dubbio che siamo già tutti decomposti e avvolti su fogli di plastica, dentro e fuori il corpo e, come bambole, le percezioni che ci giungono sono ricordi d’una antica emotività.

Booo leggete e poi mi dite ….



mercoledì 23 marzo 2011

Neo - yttologia 47

“Sapevo che contavamo poco di fronte all’universo, sapevo che non eravamo nulla; ma l’essere incommensurabilmente nulla sembra in qualche modo schiacciante e al tempo stesso rassicurante. Quelle figure, quelle dimensioni oltre la portata del pensiero umano e al tempo stesso rassicurante. Quelle figure, quelle dimensioni oltre la portata del pensiero umano, sono totalmente soverchianti. Esiste qualcosa a cui possiamo aggrapparci? In mezzo al caos di illusioni, in cui veniamo gettati a capofitto, una cosa sola si profila come vera, ed è l’amore. Tutto il resto è nulla, un vuoto. Scrutiamo in un immenso e nero abisso. E abbiamo paura.”

Julien Green

domenica 20 marzo 2011

FRUTTA 25 – Politica saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!

Il profilo d’un dittatore è come una nube che muta forma e dimensione … sciame di api che non si ferma se non alla dimensione che il momento richiede.

Mi viene in mente il busto del Mussolini con l’aria non dissimile a quello che un giorno faranno di Gheddafi … loro guardano senza guardarti e vedono solo una realtà allucinata, vicina alle loro ambizioni, ai loro bisogni … senza certezze vagano e trovano quello di cui sono certi: la loro visione.

Visione perpetua, stantia … puzza di muffa e di odore di solito … il solito puzza come la muffa.

Usano la dimensione del Loro con la certezza che il loro è proprio … mettono al comando soggetti deboli e inefficaci … quale il popolo … "ognuno" d'un popolo fa paura ma nel collettivo non fa paura … diventa quasi una astrazione di poco conto e un soggetto comodo a cui far ricadere le colpe.

Il popolo decide, il popolo dice, il popolo comanda … Gheddafi e in Italia non è diverso … noi che vogliamo tutto e che non possiamo niente, compreso un referendum diviso da una tornata elettorale per evitare un quorum preoccupante per i fini ultimi del vero capo … gli eventuali problemi poi saranno assunti dal popolo che ha “scelto”.

Il profilo d’un dittatore è nel buco d’un popolo che si è abituato a non scegliere a subire/accettare le scelte perché è più comodo non scegliere poiché, comunque vada,  le colpe sono d’altri … un popolo fanciullo e avvizzito nello stesso tempo …. Nulla a che vedere con il fanciullino del Pascoli che procurava motivazioni alle scelte e sufficiente curiosità per ricercare, tentare, mettersi in gioco.

Il profilo d’un dittatore dipende da noi … basta scegliere.



sabato 19 marzo 2011

FRUTTA 24 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!

Ani di Franco scuote la mia notte poetica e pittorica … anfratti d’un sistema si riversano su di un mondo che è rapidamente diventato una trottola senza posa e nulla di oggi è uguale a quello di ieri.

Guerra: la Libia a cento chilometri da casa mia, bombardamenti e una base a poche boccate d’ossigeno … mi sento una Gellhorn senza autorizzazione a procedere.

Con la tenda d’accampamento che è casa mia e senza la facoltà d’aver scelto come finire … se finire …

Non è la paura ma l’incredulità che mi spinge a osservare il mio tempo … in Libia quel sistema è in vigore da molto … adesso gli illuminati risorgimentali vengono osservati perché hanno paura di’una rimonta del dittatore.

Non sono le vite che interessano i ritardatari dell’ONU ma solo il petrolio, crisi energetica, fermo dell’industrie … speculazione selvaggia su di un mondo che è già un asse fuori posto.

Le notizie di cronaca si possono leggere sui quotidiani ma posso darvi il mio punto di vista affacciata da una finestra d’una mite sera, lontana dai ponti mentali che ci incatenano a un sistema che non è funzionale a nessuno se non al sistema imprenditoriale-economico … la crisi che non abbiamo generato ma che paghiamo, le mani che non abbiamo baciato ma che troviamo a tenere calme per non levarsi contro noi.

Missili, pioggia di missili … siamo un po’ tutti figli delle testate … uranio impoverito e altre porcherie simili: dalle mie parti la vita si riduce in durata anziché allungarsi e fra terra farcita di scorie e bombardamenti con i vicini di casa vedo un futuro di manifestazioni senza manifestanti e di idee senza uomini.

… intanto in Libia i civili diventano scudi umani ed io aspetto di vedere cosa ancora accadrà …





Neo - Yttologia 46

Ora non c’è tempo per le parole,



se non per le parole che hanno un senso; non c’è tempo


per la poesia, se non per quella che abbia uno scopo;


ne tempo per i canti,


se non per le canzoni di lavoro e selvaggi inni metodici.


Non c’è tempo per l’amore, se non per l’amore del mondo nell’uno; non tempo


Per la gioia,


se non per la gioia che sgorga fra conchiglie di dolore; né tempo per la speranza,


se non per la speranza fermentata nel concime della disperazione.


Non c’è tempo per te, non c’è tempo per me;


non c’è tempo per il brusio del calabrone,


per le quaranta occhiate con i quaranta ladri


sotto il melo selvatico;


non c’è tempo per il tempo,


ma solo per l’eternità.


Norman Nicholson









venerdì 18 marzo 2011

Neo - yttologia 45

Astronomo, punta il tuo telescopio

Su questo pianeta. Non pensare che poiché

Ogni cosa si posa o si muove più vicina a te

Tu n’abbia inteso il suo significato.

Cerca una lente che legga oltre l’atteggiamento degli uomini.

Così come esso è visto secondo le loro misure.

E’ inutile inseguire le stelle nello spazio esterno

Semplicemente per dare uno sguardo superficiale

A una pura misura. La tua mente non rivelerà

Che i limiti d’una lente.

Oh, cercane una più chiara, più adatta a penetrare a fondo.

Questo pianeta, o a spezzarlo.

Elizabeth Jennings