sabato 21 luglio 2012

Riflettere PL!ease! 19


“Aiuto!” urlano i naufraghi disegnati ... quelli a metà fra pinguini e bambini … il mare corre incontro e il canotto corre indietro e loro urlano “Aiuto!!”.
Pensate che vedere la domenica giocando può essere un problema? Penso che il problema l’ha chi non riesce a vedere il gioco riprodotto … ricordate la bambina? Ha dato dei nomi ai suoi personaggi, li ha fatti vivere con la sua fantasia - e un poco la mia - hanno un segno concreto e possiamo sentire l’urlo di “Aiuto!” delle piccole bipinguine (bimbe pinguine) e proviamo a immaginare una qualsiasi forma d’aiuto. 
Questa è una domenica che può diventare buona. Domenica Buona a tutti voi!!

Neo - Yttologie 122

"Come il ritratto di un dolore, un volto senza cuore"


Dorian Gray citando L'Amleto

venerdì 20 luglio 2012

Contorno 115




Al mare si può!

Giochi strutturati: vedo anche in spiaggia moltissimi giochi strutturati dove tutto è già previsto, valutato, pesato e non interviene – se non in minima parte – la creatività del bambino. 
E’ sbagliato! La mente diviene  pensante se l’abitui a pensare o stimoli i bambini o gli adolescenti a non essere  ragazzi vuoti.
Le nonne, le mamme, noi tutti ci ricordiamo il giocare con poco, con nulla e quelle strategie non le abbiamo più dimenticate.
In spiaggia, oggi, una bambina era circondata da stimoli, possedeva tutti i giochi trasportabili in una cabina,  ma lei era annoiata, piagnucolava, faceva dispetti … è durata per un po’ questa cosa e con tre persone che le dicevano. “… lo vuoi il giochino?” oppure “… prendiamo il gelato?”, non si trovava il filo della situazione ma è bastato davvero poco: una matita, mezza spuntata, e carta – parte del rotolo per asciugare le mani . ed è cominciato il racconto. 
Adesso tutto il racconto non lo ricordo e presto lo riordinerò su word ma, i modelli dei disegni che crescevano e diventavano quasi reali,  li ho conservati – protocollati come si fa di solito – ed è venuta fuori la storia di tre pinguini che poi sono diventate bambine – magie!! – in barca, no scusate era un canotto forato.
Abbiamo riso da matte e costruito qualcosa di unico: aiutate la costruzione mentale di vostro figlio!
Basta un sorriso, una cosa buffa, un suo centro d’interesse e la favola viene su da sola.
Nell’allegato ci sono i vari passaggi disegnati che non ho numerato … se siete bravi lo fate da soli o lo fate fare ai vostri figli. 
Anche in estate la mente cresce.

Neo - Yttologie 121


Pena! Rete! Lama! Voi mi deste queste scarpe perché camminassi fra gli uomini, non è vero? sulla terra. E forse dovevo camminare fino a che non fossero consumate. (…) questo è quanto posseggo e ch’io vi posso lasciare, uomini, esse mi legarono a voi. Così sarete persuasi di quello che volevo veramente; volevo questo paio di scarpe che vi lascio: eccole.”
Il Codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi

giovedì 19 luglio 2012

Contorno 114


Tre amiche in corsa … e le macchie di Rorschach!!

“Prendi il tempo … io tengo la frequenza!” nell’unico parco della città, talmente una rarità che si chiama Villa perché originariamente lo era davvero.

Soffia, “… e lo stretching l’hai fatto?” Sbuffo e rispondo   … ma si! …. che la macchina l’ho lasciata così lontana che facevo prima a piedi!” e forse facevamo davvero prima.

"Pronte? … via!” due di riscaldamento, quattro di andatura varia e tre per fermarsi … su di un parco enorme!

Ecco,  su di una pista regolare quel tipo d’allenamento è da principiante ma, spalmato su ettari ed ettari, cominci a vedere le macchie di Rorschach ...  ed arrivano giustappunto quando il sole si decide a calare, fra le foglie e gli alberi, bambini su bici che scappano, mamme che inseguono, turisti stranieri che guardano e qualcuno ci sorride pure – che poi le "femmine siciliane" non hanno tutti i baffi e non sono tutte vestite di nero, giusto per dirlo! – e macchie varie si riflettono sul selciato, con buchi in mezzo,  e comincia uno strano dialogo a tre.

“Ely, ma … a me sembra il ritratto di tuo padre!” e lei “… cazzo dici! c’ha un buco in fronte!”  aggiunge MariaRosa “ … ma, non è suo padre, è la ciminiera vecchia, quella vicina al porto … guarda c’è pure il sale dentro” ed Ely le risponde “… che l’hai assaggiato? Magari è zucchero!” io ascolto e recupero il fiato ma, la cosa non viene accettata.

“ … Ma, tu che ci vedi?”  mi chiede la mia amica “ … non lo posso dire!” le rispondo ma Maria Rosa è curiosa “ … adesso tu lo dici!” continuo a non voler dire quel che ho visto ma,  loro insistono sempre più “  ecco! è il culo del professor KKK” …  risata generale e perdiamo tutte il fiato, ci fermiamo ad osservare da vicino ma con intensità.

Si avvicina lo straniero di turno e comincia a fissare anche lui la macchia,  viene seguito da altri connazionali; pensavano che dentro ci fosse qualcosa d’originale e, il più intraprendente, infine lo chiede: ridere così non mi capitava da un po’ e  la parte migliore è stata spiegare -  in un inglese inesistente -  di chi era il culo!

Hanno riso!!
Evidentemente hanno capito la nostra spiegazione!!
Ritorno al circuito che troppi culi mi attendono alla villa!


Neo - Yttologie 120


“Sposati, fa dei figli e piantala!” risuonante nelle orecchie e l’ombra dell’ufficiale che le sfiorava la punta dei piedi nudi. Quell’invito non era forse da accettare? Di cos’era fatta l’improvvisa stanchezza che le piombava dentro, lo sgomento da sonnambula che si sveglia all’orlo di un cornicione? L’ufficiale era più scuro della sua ombra, ma sul viso accaldato aveva un rossore gaio di contadino. Era l’amore mediocre e sano che veniva a salvarla in tempo, non senza un lontano suono di manette! A parte che la divisa nera sembrava ritagliata dalla tunica di un prete. Meglio arrendersi. E difatti si arrese.”
Tratto da “Paolo il caldo” di Vitaliano Brancati

FRUTTA 118 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!!


Il mare è la destinazione frequente per gli abitanti di un’isola. Fra le poche certezze, e le poche conquiste, c’è un refrigerante tuffo e i lanci di ghiaietta in acqua … inevitabile l’insalata umida di mare e le poche  “schifezze” che si mangiano in spiaggia: gelati d’ogni tipo, cocco, l'alga mauro ( Chondracanthus teedei) e un quintale di limoni con sale e con bicarbonato. In estate è regolare: mare, costumi – e alimentazione – "discinti" oltre gli inevitabili zoccoli pseudo ortopedici … qualche libro per le secchione, e io lo ero.
I ragazzi delle amiche erano con il parchimetro: a tempo. Il mio una certezza stabile da sempre e fra liti, corse e irrinunciabili gelati della pace, si passava l’estate in attesa del Settembre di rinnovamento. Settembre era l’inizio, il nuovo, la meta; giungere a Settembre significava costruire, qualsiasi cosa ma costruire. Falcone era morto a maggio e, quella Sicilia di allora poteva essere il nemico più infimo d’ogni uomo come la Spectre per James Bond. Noi ragazzi eravamo pronti e responsabilizzati, lo sapevamo bene dov’era il giusto solo che non lo trovavamo. Il giusto proprio non si trovava! Ma era rimasto Borsellino a lottare e parte del pool che voleva una terra diversa: Noi credevamo in loro perché chi non ha speranze può solo affidarsi agli esempi e Falcone e Borsellino ne offrivano di parecchi e qualitativamente alti. Siamo cresciuti da idealisti e, vent’anni dopo non sappiamo più cosa farcene di tanto idealismo.
L’inghippo c’era dall’alto e, nella nostra purezza, l’avevamo capito e, pur senza prove, al primo funerale della svolta abbiamo provato a dirlo, ad urlarlo … nel secondo eravamo sigillati dal terrore.
Oggi sono tutti li quelli che sapevano e del loro silenzio, pagato nel sangue, non sappiamo che farcene davvero … quando, quel pomeriggio, siamo tornati a casa del mio ragazzo e abbiamo acceso la tele, il terrore s’è impadronito di noi e oltre le lacrime c’era un’unica parola: “Ora che facciamo?”.
Infantile come domanda ma è evidente il disorientamento totale, la confusione, la perdita dell’unico punto di riferimento … come bambini perduti o adulti che non trovano la strada del crescere.
Ora che facciamo?” lo ricordavo stamattina e le immagini, le scene, la distruzione, la paura ci ha accompagnato per questi vent’anni e sapere che adesso non si trova più il modo di ri-pronunciarla quella frase, di tornare a credere, mi regala lo sgomento degli anni passati e la certezza della bestialità dell’immobilismo. La sorella di Borsellino, oltre che il fratello, ha lottato per anni – tutti questi anni – nel sensibilizzare la gente, i bambini nelle scuole, scendere in politica e offrire una immagine vera d’un paese che voleva cambiare. Non è mai riuscita a diventare governatore in Sicilia … vedi chi c’è adesso e come stiamo messi.
“Ora che facciamo?” me lo chiedo ancora ma, lo sgomento, non è ancora passato.