giovedì 5 luglio 2012

FRUTTA 113 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!!


L’unica unificazione italiana è possibile sulle truffe ai danni ... sentite un po' ... degli stessi italiani!
Lo Stato è ladro quando richiede le pesantissime tasse sulle poverissime tasche ma quando s’inventano malattie invalidanti, da Nord a Sud, allora si è furbi perché … perché, cosa? Stiamo rubando a noi stessi.
E se poi facessero un reale controllo su quante sono entrati in ruolo – rapidamente – con false attestazioni di L.104, concessa addirittura in situazioni terminali che poi si protraggono per quarant’anni di servizio, allora rideremmo tutti, finirebbe il precariato, si aggiusterebbero i conti di Stato e qualche –  più di qualche – politico corrotto scenderebbe dalla poltrona non sostenuto da chi ha avuto il “ beneficio” della 104 regalata.
Poi ci sono i veri invalidi dimenticati o con le pensioni tolte o dimezzate … ma questa è la giustizia dei polli, pennuti come noi che nel vivere onesto ci facciamo consapevolmente spennare … tutti sappiamo ma nessuno parla. Però tutti paghiamo i conti: del falso cieco, del falso invalido, della falsa precedenza, della falsa tutela … partiti che si sono gonfiati su tutto questo.
Ma la cosa però è democratica … va da destra a sinistra, da nord a sud, e ci unifica nel nome del niente … il tutto tutelato dal sacro padre della Repubblica.
In questi servizi un po’ di storie http://video.repubblica.it/dossier/lotta-evasione/catania-falsi-ciechi-giocavano-a-calcio-balilla/100021/98400?ref=HREV-2 ma io parlo come il principe Zarlino, da folle volontaria, silenziosamente inefficace come un virus attenuato e ascolto musica strana come questa http://www.youtube.com/watch?v=QQ55bwkq0Pg … e poi politici che stanno male ma che si riprendono (muoiono sempre i più poveri, che strano!)... pensare quanto la loro riduzione potesse servire alla spending review … e direi che non devono nemmeno lamentarsi se il cittadino comune pensa questo: Loro, non riducendosi niente e continuando a riempirsi alla faccia nostra, possono ottenere da noi solo un unico pensiero felice, quello espresso! Ma tanto alla fine li salvano sempre … pure sto culo!
Le mie follie felici della giornata sono state espresse … torno alle mie anguste robe giornaliere!

Neo - Yttologie 173

Il principe Zarlino

“Ora vi faremo conoscere il principe Zarlino, pazzo volontario, dilettante come lo si vuole definirlo , e meglio ancora pazzo cosciente come dice lui, o il pazzo due volte come diciamo noi. Una mente costruita per la follia senza aver trovato nella vita un appiglio per giustificarla. Non soffre di alcuna mania particolare, è pazzo per essere pazzo, la pazzia è il suo amore, purezza e raffinatezza del genere. (…) Per diventare pazzi, signor Perelà, occorre una cosa soltanto: un grande, poderoso, fantastico cervello, mentre essi ne hanno tanto quanto una pulce, e se anche impazzissero la loro pazzia sarebbe minima, di nessuna entità, impercettibile, nessuno se ne accorgerebbe e non potrebbero aspirare in modo alcuno all’onore e alla gioia di entrare qua dentro. (…) Badate bene però … non sono pazzo come vogliono gli altri, sono pazzo come voglio io e quando piace a me. Questo è il segreto che mi distingue da tutti. Il pazzo comune non annunzia mai quello che fa, quando arriva il momento: parte. Io invece annunzio sempre tutto quello che faccio, a voce e per iscritto, in un ordine del giorno compilato con una precisione meticolosa, asfissiante. Dico ad esempio: alle tre precise emetterò ottantotto grida acutissime, da trapanare il cranio a quei disgraziati che dovranno ascoltarle, sfondare il timpano di quelle povere orecchie. Un altro pazzo al terzo grido è legato già. Con me invece tutti si preparano a subire rassegnatamente il mio esercizio polmonare. (…) … per un uomo come voi quella dei pazzi è la sola ammirazione che si possa desiderare, giacché  nel mondo all’infuori della pazzia tutto è …”
Il Codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi


mercoledì 4 luglio 2012

Neo - Yttologie 172


Due Amori
Lord Alfred Douglas.

Sognai di stare su un piccolo colle
e un piano ai miei piedi s’apriva simile
a vasto giardino che a suo talento fioriva
di fiori e boccioli. V’erano stagni sognanti
placidi e cupi, e candidi gigli,
sparuti, e crochi, e violette
purpuree e pallide, fritillarie sinuose,
rade presenze fra l’erba in rigoglio, e tra le verdi maglie
occhi blu di vergognose pervinche brillanti nel sole.
E strani fiori v’erano, mai prima saputi,
tinti dai chiari di luna, che Natura 
formò con accorto capriccio, e qui uno
che bevve nei toni sfumanti
d’ un attimo breve al tramonto, steli
d’erba che in centurie di primavere
le stelle nutrirono in guise lente e squisite,
bagnati da odorosa rugiada adunata in coppe
di gigli, che nei raggi di sole hanno visto
solo la gloria di Dio, perché mai un tramonto rovina
l’aria luminosa del cielo. Oltre, inatteso,
un grigio muro di pietra coperto di morbido muschio
s’alzava; e in lunga contemplazione rimasi, affatto stranito
a vedere un luogo sì insolito, dolce, bello,
e mentre io stavo stupito, ecco! Attraverso
il giardino un giovane venne, levò in alto una mano
a schermirsi dal sole, i suoi capelli mossi dal vento
intrecciati di fiori, e nella mano portava
un grappo sanguigno d’uva rigonfia, chiari i suoi occhi
come cristallo, nudo,
bianco come la neve su inaccessibili vette gelate,
rosse le labbra quasi sparse di vino rosso che macchia
suolo di marmo, di calcedonio la fronte.
E venne accanto a me, con labbra socchiuse 
e gentili, mi prese la mano e la bocca baciò, 
e uva mi diede a mangiare, e disse “Dolce amico,
vieni, ti mostrerò le ombre del mondo
e le immagini della vita. Vedi, da Sud
avanza pallido corteo che non ha mai fine”.
Ed ecco! Nel giardino del mio sogno
due giovani scorsi che camminavano su un piano brillante
di luce dorata. Uno pareva gioioso
e bello e fiorente, e una dolce canzone
moveva dalle sue labbra; cantò di graziose fanciulle
e l’amore gioioso di avvenenti ragazzi e ragazze,
luminosi i suoi occhi, e fra gli steli danzanti
dell’erba dorata i suoi piedi per gioia avanzavano in tremito;
e in mano reggeva un liuto d’avorio
con auree corde come chiome di donna,
e cantava con melodiosa voce di flauto
e attorno al suo collo tre ghirlande di rose.
Ma accanto il suo compagno veniva;
triste e dolce, e gli ampi suoi occhi
erano strani d’ un chiarore mirabile, sbarrati
in contemplazione e molti sospiri mandava
che mi commossero, e le sue gote erano bianche ed esangui
come pallidi gigli, e rosse le labbra
come papaveri, e le mani 
continuamente serrava, e il capo
era intrecciato di margherite pallide come labbra di morte.
Un panno purpureo indossava trapunto d’oro
segnato da un grande serpente il cui respiro
era fiamma di fuoco: quando lo vidi,
scoppiai in lacrime e gridai: “Dolce giovane,
dimmi perché, triste ed ansante, tu vaghi
per questi reami di sogno, ti prego il vero di dirmi,
qual è il tuo nome? Rispose: “Amore è il mio nome.”
Poi, subito, il primo a me si rivolse 
E gridò: “Mente: il suo nome è Vergogna.
Ma io sono Amore, ed ero solito stare
da solo in questo giardino, sin quando egli venne,
inatteso, la notte; io sono Amore verace e riempio
i cuori a fanciulli e fanciulle di reciproco ardore.”
Poi fra sospiri l’altro mi disse: “Fa’ ciò che vuoi,
io sono l’Amore che non osa dire il suo nome.”

Neo - Yttologie 171



“Dio, non sapete cos’è? Dio è tutto e è nulla. Giacché la perfezione creata dagli uomini non può essere che il nulla. Hanno voluto dare un nome al nulla e lo hanno fatto diventare qualche cosa. Come voi, voi siete ancora qualcosa, il fumo non è nulla, è fumo, come Dio che è il nulla, non è più nulla dal momento che è Dio. Voi potreste essere un Dio per gli uomini.”
Il Codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi

martedì 3 luglio 2012

Neo - Yttologie 170




Espressività: un attimo di calce
Chiusa l’espressività,
sepolta dentro l’emozione,
solo scorrere nascosto di attimi
guardarsi e accettarsi
Esco con il viso completamente pulito
No  colore … nessuna porpora rivestiva la mia pelle.
Vestita di me con le ali leggere sui miei passi
Un’ ombra che lascia briciole dietro se
… così luminosa: Sacrifice  …
Orme e calce … dismessa veste di  neutralità
Mai stata così bella
Oggi è la mia calce.

lunedì 2 luglio 2012

Neo - Yttologie 169


Con  le luci e i suoni lasciati dai silenzi del sole …

pelle aspra e limone sulle labbra; di sopra i tetti un gatto sussurra le sue felpate aperture …
il topo aspetta … non trema ormai … un solo ordine in questo universo

I click sono  tutti  sbagliati …
farmi cibo farsi cibo

...  mangiata in un solo boccone …
E’ solo un felpato …

è finita …

la fame del  topo sfama la mia inquietudine …
donne che  guardano  in silenzio

… tutto è già buio …
… tutti sono nel buio …

Donna  di fronte, tremi come me?
Prepariamoci

Dopo tocca a me

FRUTTA 112 – Politica, saggistica e dintorni: scazzi seri per gente ignara!!


Come in un odierno Vietnam incontro soldati scaricati dall’esercito, minati nel corpo e nell’anima, incatenati in un angolo di strada a richiedere la giustizia che loro hanno esercitato. La stessa che vogliono per se stessi perché  hanno dato il meglio di loro e voglio sperare che questo possa bastare.
Oltre duemila e cinquecento i militari che tornano a casa con tumori devastanti, invalidanti, molti non superano i trenta anni … ma quando erano partiti vantavano una piena forma e improvvisamente in loro implode qualcosa. Le strategie militari che sono state adottate, in missione di pace, sono segrete ma l’incidenza tumore, in questi ragazzi, viene avanti rapidamente e improvvisamente ma, non diviene mai una causa di servizio. 
Già, come potrebbe? I costi di danni biologici sono davvero alti ed è preferibile, di certo, far finta di niente o, se si muore in servizio, fare la parata e dire le solite stronzate preconfezionate.
Eccola l’Italia militare che Napolitano ha voluto difendere strenuamente il 2 Giugno scorso … eccoli i trionfi che “Tutti” vogliono, che il popolo paga e in pochi godono.
Paradossalmente ero rientrata dalla visita annuale ai caduti catanesi della prima e seconda guerra mondiale e, piena della loro età sciupata per la Patria e del loro esempio - e sottolineo sciupata  -  incontro un soldato attuale devastato dalle armi – porcate chimiche che distruggono la vita della gente che le usa e, irrimediabilmente, delle persone a cui sono destinate.
Allora il cerchio si completa … sempre delle giovani vittime da immolare e la Patria ha sempre fame di sangue, per il bene dei pochi che poi spartiscono fra loro.
Se non dai sacrifici non ottieni meriti … ma come sempre i sacrifici si fanno da basso e i meriti – e i privilegi – li raccolgono dall’alto: Quanto ancora?
Concludo con una fantastica discussione sugli inglesi e il diritto a prevalere … c’è la libertà d’essere uomini, d’essere soldati, d’affermare una giustizia su di un ingiustizia e la dedico a te, Salvatore Davide Cannizzo, soldato ombra d’un sistema kabuki.

“Sono i regali che ci fa il bel paese che si chiama Inghilterra.” (…)
 “… il socialismo è nato in Inghilterra. E non poteva nascere che in Inghilterra una cosa disonesta e ipocrita come il socialismo.” (…)
“Ma chi diavolo credono di essere?” (…) “… e poi dimmi una cosa, Michele: perché lei deve possedere tutte le materie prime del mondo?”
“E’ un’ingiustizia non molto più grossa della tua.”
“Qual è la mia ingiustizia, sentiamo?”
“Quella di essere ricco, mentre Lucia” e così dicendo Michele indicò la figlia del portiere che stava servendo il vino “ è povera. Tu possiedi le materie prime, che sono le terre, le case, i depositi in banca, e lei non avuto mai un vestito nuovo o un paio di scarpe nuove.”
“Cosa c’entra questo?” (…) “Mio padre, mio nonno, il nonno di mio nonno hanno lavorato per me …”
“E credi che il padre, il nonno, il nonno del nonno di Lucia non abbiano lavorato?” (…) “Già, hanno lavorato, ma non hanno saputo guadagnare. I miei antenati invece hanno lavorato e saputo guadagnare.”
“E il popolo inglese, lo stesso: ha lavorato e saputo guadagnare.”
“Lavorato?”  (…) “ha rubato! … bel lavoro quello di saltare al collo della Spagna e strapparle le colonie! Bel lavoro davvero!”
“E i tuoi antenati, credi che non siano saltati al collo di nessuno? La differenza fra i tuoi antenati e quelli di Lucia è che i tuoi sono saltati al collo degli altri e i suoi non lo hanno fatto.”
“Ti sbagli, ti sbagli, ti sbagli! … Gli uomini si sono tutti salvati al collo. E’ la legge dell’esistenza. Ma i miei antenati hanno vinto e quelli di Lucia hanno perso.”
“Questa è la legge della forza” (…)
“Naturalmente, la legge della forza!” (…) “… e quale altra legge vuoi che ci sia?”.
“E allora” fece Michele, rivolto al padre, “se non c’è che questa legge, piegati davanti ad essa e riconosci all’Inghilterra il diritto di possedere colonie e materie prime.”
Tratto da “Paolo il caldo” di Vitaliano Brancati