venerdì 18 aprile 2014

Rispecchiamento 4

La sala dei Dibuk

All'improvviso mi ritrovai con un informatore sconosciuto e con una sala per feste grande, mirabolante, nobiliare e con un prezzo irrisorio. Non credevo a ciò che sentivo e con penna in mano e certezza d’aver trovato il giusto sentivo che mi si dice chiaramente << Sono stata li qualche sera fa …>> chiudo l’appunto, esulto in silenzio come son solita fare, e non vedo l’ora di prendere accordi per poter festeggiare alla grande e con classe senza dover spendere cifre che non possedevo. Giunti sul luogo, nella centralissima viabene della mia città, trovo un giardino incolto, un grosso catenaccio in un portoncino arrugginito e nessun nome e nessun appunto esposto fuori porta, in vista per probabili affittuari della sala. Non mi rassegno all’amarezza di un ennesimo sogno tradito e quando l’evidenza sfonda la certezza qualche volta è meglio non crederci e afflosciarsi nel probabile che è da sempre il miglior amico delle donne; chiedo, mi giro, fermo passanti e il loro silenzio è sempre affermativo quasi come uno schiaffo ma, non mi rassegnai. Freddo gelido attorno ad un sole chiaramente caldo e poi becco un detentore della verità << il salone? Quali feste signora … è abbandonata dal ’55 e non vi sono eredi, è una villa non affidata a nessuno perché non c’è nessuno a cui affidarla!>>  non mi sento raggirata ma solo visitata e adescata da un dibuk che nella sua poca pace trascina le possibilità altrui oltre che le sue. Qualche sera fa lo sconosciuto dibuk era stato invitato in una festa in un antico salone, chissà se è rimasto per sempre a ballare lì il suo tempo? Riafferrai la borsa, mi girai sui miei tormenti e decisi di festeggiare con preziosi tovaglioli di carta nell’angolo mignon della mia cucina. Era il giusto e bastava poco per pensarci prima.

giovedì 3 aprile 2014

Neo - Yttologie 177

"Che ne pensate di questa luna? E' carina, rispondono. Non mi cadrà addosso? I ragazzi ridono. E lui pensa, Fanno bene a ridere, cosi moriranno contenti. Estrae un grosso coltello, li sgozza in modo assurdo e poi se ne va a casa a riposare."
Tratto da La sposa liberata di A. B. Yehoshua

Neo - Yttologie 176

"Dunque, egregi signori, i mussulmani mangiano di notte, gli ebrei di giorno e voi cristiani di giorno e di notte."
Tratto da La sposa liberata di A. B. Yehoshua

domenica 30 marzo 2014

Rispecchiamento 3

La perfezione non esiste nelle alterazioni che imponiamo alla natura, nell'estetica ricerca del cercare ... quando hai finito di trovare, la scommessa resta aperta nel trovare il prossimo difetto che immancabilmente mi appartiene.
Appena ho finito di indicare una massa che mi punta, mi riflette la sua spirulina virale e mi fa accorgere che il mio semipermanente, che doveva salvarmi per un mese le mani,  dopo 4 giorni è scheggiato: Ci vuol coraggio ad accertarsi delle proprie immani mancanze ma lo specchio con me, in me, funziona sempre nello stesso modo ... retroflesso, ecchecazzo, e quando mai mi accenna una ragione o un merito che per definizione non m'appartiene? Guarda il dito e taci!Che s'è parli ancora m'incazzo di più ....

mercoledì 26 marzo 2014

Neo - Yttologie 175

"Ma (...) non ha lasciato sogni nel letto, lui si crea una visione nuda e fa l'amore con se stesso"
La sposa liberata di A. B. Yehoshua

domenica 23 marzo 2014

Rispecchiamento 2

Perché cercare un luogo immerso negli anni? Come negare il tempo che scorre e preservare il ricordo, e una immagine, mai mutata. L’abbiamo cercata per tutta la domenica, per tutta la mattina che solitamente dedico al riordinare gli oggetti e a confondermi le idee, raccogliendo tanto di quell’ansia da non permettermi di dormire la notte, da rendermi elettrica e confusa e poi triste e sconfitta già nei primi giorni della settimana.
Perché cercare il passato che portiamo tatuato sul nostro pensiero? Una parte di campagna sperduta, disorientante e quasi abbandonata dove si facevano le scorribande da ragazzi e poi da neofidanzati … dipingevo ancora li, con i capelli raccolti e un sorriso luminoso, guardavamo le felci, scorrevamo il territorio, osservavamo il degrado crescente fra una vecchia cisterna abbandonata e alberi di castagno carichi di frutti che nessuno raccoglieva. C’erano anche le more e ne mangiavamo tante da aver poi mal di stomaco e tanto, tutto, era per noi in quella Nicolosi che era ricca di proprietari che avevano così tanto da non curarsene per niente. Noi avevamo niente e approfittavamo, talvolta, del tanto dimenticato e ci sentiamo ricchi già di questo.
Stamattina abbiamo rincorso i ricordi con papà e noi ragazzi d’allora. C’erano anche i nuovi ragazzi stravolti dal mal d’auto e dai tornanti molto stretti. C’era anche il mio maglione della campagna che si è strappato definitivamente ma che ancora adesso indosso sino a stasera  e che poi saluterò per sempre. C’era davvero il succo della ricerca ma non c’era più lo stesso territorio attorno; intorno al pino colossale è sorto una risto-pizzeria che copre la vista al cielo, la vecchia fontana con l’acqua ferrosa e frizzante è stata portata via e i vecchi tubi riciclati, tutto parla di un passaggio, molti passaggi alle campagne ormai transennati e lui non si convince ancora che il luogo che cercava era davvero quello ma che la sua trasfigurazione fantastica era perita nell’arco dei vent’anni d’attesa nel poter nuovamente tornare in quei luoghi. Come non ammettere che anche noi non siamo più gli stessi luoghi perché siamo persone ormai disuguali a quel tempo. Al territorio, al desiderio d’essere uguali a noi stessi. Al nostro ritorno molto silenzio, tanta amarezza, poi le parole ci hanno ricercati di nuovo, riconciliati, resi capaci di guardarci anche senza capirci ed ancora la visione del film “Il circolo della fortuna e della felicità” che ha parlato del passato per Noi due, mettendoci insieme, tutti insieme, animazioni e non, una pietra sopra l'altra. Guardo bollire i miei funghi e so che in quelle campagna si recava una onnivora che adesso non esiste più.